Start Up Innovative

Start Up Innovative Nel 2017 il 40% costituito On Line

Start Up Innovative Nel 2017 il 40% costituito On Line

Nel 2017, 4 startup su 10 fondate hanno scelto la nuova modalità di costituzione digitale, legittimata da una recente sentenza del TAR. Scopri di più nel nuovo rapporto trimestrale.




Al 31 dicembre 2017 sono 1.117 le startup innovative costituite attraverso la nuova modalità digitale e gratuita. Il tasso di utilizzo tra le startup costituite nel 2017 è pari al 39,6%. Lo evidenzia il nuovo rapporto trimestrale di monitoraggio pubblicato in data odierna dal MISE, in collaborazione con Unioncamere e InfoCamere.

A partire dal 20 luglio 2016 è possibile costituire una società di capitali senza fare ricorso all’atto notarile. Un’assoluta novità per il diritto societario italiano, di cui la recente pronuncia del TAR del Lazio (sentenza 2 ottobre) ha sancito la piena conformità ai principi giuridici comunitari e nazionali.

Tra le principali caratteristiche della procedura spiccano l’offerta di un modello standard per gli atti fondativi dell’impresa, personalizzabili dall’utente sulla piattaforma online dedicata, e il ricorso alla firma digitale a garanzia dell’identità dei contraenti, nonché la gratuità e la rapidità dell’intero iter di costituzione della startup, che può avvalersi anche dell’assistenza qualificatadella Camera di Commercio.

Il rapporto mette in luce come nel solo quarto trimestre del 2017 siano ben 246 le imprese innovative costituite online. Rispetto a dodici mesi fa, quando le startup costituite online erano in tutto 180, l’incremento è pari a 937 unità.

La regione capofila nell’adozione di questa misura rimane la Lombardia, con 275 startup costituite online, di cui 181 localizzate nell’area di Milano, che è la prima provincia in classifica e che, insieme a Roma (115 startup) supera le 100 unità. Secondo best-performer è il Veneto, che raggiunge le 151 costituzioni online e colloca ben tre province nella top-5 (Padova 3ª, Treviso 4ª e Verona 5ª, seconde solo a Milano e Roma).



Viceversa, in alcune province anche di grandi dimensioni sono ancora poche le società costituite con la nuova modalità: tra queste spiccano Torino, Napoli, Modena e Firenze, rispettivamente 3ª, 4ª, 9ª e 11ª provincia per popolazione di startup, ma con solo 10, 15, 5 e 8 create online.

(Fonte Mise)

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Moretta Business Consulting

Voucher per la digitalizzazione dal 30 Gennaio

Voucher per la digitalizzazione dal 30 Gennaio

Dal 30 gennaio le domande per i voucher per la digitalizzazione delle micro, piccole e medie imprese.

Il voucher per la digitalizzazione è destinato all’acquisto di hardware, software e servizi specialistici per digitalizzare i processi aziendali e favorire l’ammodernamento tecnologico.

Ogni impresa può beneficiare di un unico voucher  per la digitalizzazionefino a 10 mila euro, nella misura massima del 50% del totale delle spese ammissibili.

Le risorse disponibili sono pari a 100 milioni di euro. Nell’ambito della dotazione finanziaria complessiva è prevista una riserva destinata alle imprese che hanno conseguito il rating di legalità.

Cos’è il voucher per la digitalizzazione

È una misura agevolativa per le micro, piccole e medie imprese che prevede un contributo, tramite concessione di un “voucher”, di importo non superiore a 10 mila euro, finalizzato all’adozione di interventi di digitalizzazione dei processi aziendali e di ammodernamento tecnologico.

La disciplina attuativa della misura è stata adottata con il decreto interministeriale 23 settembre 2014.

 

Cosa finanzia il voucher per la digitalizzazione

Il voucher per la digitalizzazione è utilizzabile per l’acquisto di software, hardware e/o servizi specialistici che consentano di:

  • migliorare l’efficienza aziendale;
  • modernizzare l’organizzazione del lavoro, mediante l’utilizzo di strumenti tecnologici e forme di flessibilità del lavoro, tra cui il telelavoro;
  • sviluppare soluzioni di e-commerce;
  • fruire della connettività a banda larga e ultralarga o del collegamento alla rete internet mediante la tecnologia satellitare;
  • realizzare interventi di formazione qualificata del personale nel campo ICT.

Gli acquisti devono essere effettuati successivamente alla prenotazione del Voucher.

Puoi utilizzare il Voucher per il tuo primo e-commerce o per finanziare corsi di formazione di web marketing e social media marketing per il tuo personale. Con noi puoi! contattaci. Ti aspettiamo. 

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Invitalia, al via la call per investire nell'area di crisi di Frosinone

Invitalia, al via la call per investire nell’area di crisi di Frosinone

Invitalia, al via la call per investire nell’area di crisi di Frosinone

Invitalia lancia una call per invitare ad investire nell’area di crisi industriale del sistema locale del lavoro di Frosinone.

L’obiettivo è rilevare i fabbisogni di investimento delle imprese e definire la gamma degli strumenti agevolativi da attivare.

Gli interessati avranno un mese di tempo per presentare le manifestazioni di interesse: la scheda da compilare è disponibile sul sito di Invitalia dalle ore 10,00 di questa mattina, 12 settembre 2017, fino alle ore 12,00 del 12 ottobre 2017.

La call rientra nelle azioni del PRRI – Progetto di Riconversione e Riqualificazione Industriale dell’area – che l’Agenzia sta elaborando su richiesta del MiSE insieme alla Regione Lazio e alla Provincia di Frosinone.

Le manifestazioni di interesse devono riguardare iniziative imprenditoriali, da localizzare nei Comuni dell’area di crisi, per la produzione di beni e servizi, la tutela ambientale, l’innovazione, attività di ricerca industriale e sviluppo sperimentale.

Le manifestazioni di interesse devono riguardare iniziative imprenditoriali da localizzare nell’area di crisi per la produzione di beni e servizi, la tutela ambientale, l’innovazione, attività di ricerca industriale e sviluppo sperimentale.

Maggiori informazioni, incluso il testo integrale della Call, possono essere reperite nella scheda dedicata del sito Invitalia. Clicca qui per accedervi.

Moretta Business Consulting è uno studio di consulenza direzionale specializzato in Strategie Digitali ed Internazionalizzazione per le PMI. 

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Benessere: il business della bellezza sfida la crisi

Benessere: il business della bellezza sfida la crisi

Benessere: il business della bellezza sfida la crisi

+6mila imprese in cinque anni, boom della nail-art (+45,6%). In provincia la crescita più forte: a Pisa, Frosinone e Cagliari +10%

Italiani sempre più attenti a bellezza e benessere: le imprese del settore crescono del 4% negli ultimi cinque anni, grazie soprattutto all’aumento consistente di palestre e centri benessere (quasi il 12% in più in entrambi i casi), istituti di bellezza (+15%) e servizi di manicure e pedicure, passati da 1.206 a 1.747 (+46%).

A mostrarlo è l’elaborazione di Unioncamere-Infocamere, a partire dai dati del Registro delle imprese al 30 giugno scorso, confrontati con lo stesso periodo del 2012.

Benessere: il business della bellezza sfida la crisi

Se la passione per il fitness, l’attenzione all’immagine o la ricercatezza di una nail art di tendenza sono alla base della crescita del settore della cura della persona nel periodo, il vero “zoccolo duro” del comparto, che conta a fine giugno oltre 153mila imprese, è rappresentato dai saloni di barbiere e di parrucchiere, ambito nel quale operano 104mila imprese, pari al 68% del totale.

 

La Lombardia è la regione in cui le imprese che si occupano della cura della persona sono più diffuse: 26mila le attività registrate, con incrementi di tutto rilievo sia tra le palestre, sia tra i servizi di manicure e pedicure. Seguono a distanza Lazio (quasi 15mila) e Veneto (oltre 13mila). In termini di variazione percentuale nei cinque anni considerati, però, al primo posto si incontra il Lazio (+9,7%), seguito dalla Sardegna (+7,6%), dal Friuli Venezia-Giulia e dalla Calabria (+5,9% entrambi), quindi dalla Toscana (+5,8%).

 

A livello provinciale, il primato in termini di numerosità delle imprese del settore va a Roma, dove l’industria della bellezza conta quasi 11mila le attività, seguita da Milano (oltre 8mila) e Napoli (più di 6mila). Le tre province sono ai vertici della classifica anche in termini di aumento delle attività appartenenti a questo comparto tra il 2012 e il 2017: +977 a Roma, grazie soprattutto alla diffusione dei saloni di barbiere e parrucchiere (+824); +583 a Milano e +193 a Napoli, in virtù, in particolare, dell’aumento degli istituti di bellezza (rispettivamente +342 e +151).

 

Anche nelle realtà provinciali più piccole, però, i cittadini possono oggi contare su una rete crescente di attività specializzate nel wellness. I pisani hanno a disposizione, ad esempio, quasi l’11% di imprese in più rispetto a giugno 2012, i frusinati il 10,3% e i cagliaritani il 10%. Aumenti prossimi al 10% interessano, oltre alla provincia della Capitale, anche quelle di Pordenone, Latina, Sassari, Benevento.

(Comunicato Stampa Unioncamere).

Alla toscana Leonardo Srl la direzione dei lavori dell’Africa Cup 2019

Alla toscana Leonardo Srl la direzione dei lavori dell’Africa Cup 2019

Alla toscana Leonardo Srl la direzione dei lavori dell’Africa Cup 2019

SACE, che insieme a SIMEST costituisce il Polo dell’export e dell’internazionalizzazione del Gruppo CDP, ha garantito 1,2 milioni di euro a supporto del contratto di direzione dei lavori del complesso sportivo di Japoma-Douala in Camerun da parte della PMI toscana Leonardo Srl.

Alla toscana Leonardo Srl la direzione dei lavori dell’Africa Cup 2019

La commessa per la direzione dei lavori, del valore di 7 milioni di euro, rientra nel più ampio progetto di costruzione di uno stadio di calcio che potrà ospitare circa 50mila spettatori e di un impianto sportivo polifunzionale. Il complesso, situato nella regione litoranea del Paese, avrà al suo interno anche una piscina olimpionica, campi da pallavolo e da tennis, un edificio della Football Academy nazionale. Verrà inaugurato in occasione della prossima Africa Cup 2019, manifestazione sportiva che vedrà il Camerun nel ruolo di paese ospitante.

 

Con l’intervento di SACE, Leonardo Srl ha potuto garantirsi dai rischi di mancato pagamento da parte del committente.

 

Nonostante le difficoltà strutturali, l’economia camerunense sta mostrando un buon dinamismo con tassi di crescita del Pil oltre il 5% negli ultimi tre anni. Il Paese oggi è l’undicesimo mercato di destinazione per le esportazioni italiane in Africa sub-sahariana, con 113 milioni di euro di beni venduti nel 2016 (+15,3%), trainate soprattutto dal settore della meccanica strumentale (che pesa per il 35% sull’export totale), comparto fondamentale per lo sviluppo di una moderna industria locale. Tra i migliori settori di opportunità per le nostre imprese nei prossimi anni si segnalano in particolare le infrastrutture, spinte dalle iniziative in vista dell’Africa Cup, i mezzi di trasporto e l’oil & gas.

 

Leonardo Srl, costituita nel 2001 a Pisa dall’architetto Salvatore Re, è una società iscritta all’OICE e certificata in qualità dalla società austriaca TUV con le prescrizioni ISO 9001 e 14001. “Concretezza, Idea e Innovazione” sono i tre fondamenti che identificano il lavoro della società, che si occupa di progettazione e direzione lavori di opere contemporanee altamente innovative. L’incarico per la realizzazione dello stadio è gestito attraverso il Groupement Leonardo srl – Leonardo Cameroun Sarl.

 

Collaborano per la Direzione Operativa strutturale e impiantistica lo Studio Sarti Engineering di Rimini e la società STEAM Srl di Padova. Inoltre, l’architetto Salvatore Re, direttore dei lavori, si avvale della consulenza per le facciate e le coperture dello Studio Werner Sobek di Stoccarda.

(Comunicato Stampa Sace).

Imprese rosa, 40% create dopo il 2010 e 12 su 100 da under 35

Imprese rosa, 40% create dopo il 2010 e 12 su 100 da under 35

Imprese rosa, 40% create dopo il 2010 e 12 su 100 da under 35

Le imprese femminili sono due volte giovani: 4 su 10 sono state create dopo il 2010, il 12% è guidato da under 35.

Le donne d’impresa sono due volte giovani, per data di avvio dell’attività e per incidenza di imprenditrici under 35. Infatti, 4 imprese femminili su 10 sono state create  dal 2010 ad oggi (tra gli uomini, solo 3 su 10 hanno meno di 7 anni). Inoltre, le 162mila attività guidate da imprenditrici under 35 sono più del 12% del totale delle aziende a trazione femminile (1.325.438), mentre, tra gli uomini, sono l’8,5%. Sono alcuni degli spunti che emergono dalla lettura dei dati sulle imprese femminili al 30 giugno 2017, elaborati dall’Osservatorio per l’imprenditorialità femminile di Unioncamere-InfoCamere.

Imprese rosa, 40% create dopo il 2010 e 12 su 100 da under 35

Le 554mila imprese femminili nate negli ultimi 7 anni stanno lentamente modificando la mappa settoriale e geografica del fare impresa delle donne. Alcuni settori in cui la presenza femminile è sempre stata piuttosto consistente sembrano infatti ridurre la propria appetibilità. Primo tra tutti l’agricoltura, in cui si concentra il 16,3% della presenza femminile nell’impresa ma che rappresenta meno dell’11% delle imprese guidate da donne nate dopo il 2010. Negli ultimi 7 anni si è andata lievemente rafforzando la componente imprenditoriale delle donne nel turismo e nel commercio, con oltre 64mila imprese nell’alloggio e nella ristorazione, 26mila nel noleggio e nelle agenzie di viaggio e 155mila nel commercio. Queste, complessivamente, rappresentano quasi il 45% delle imprese femminili create dal 2010. Tra le imprenditrici “matricole” aumenta poi l’inclinazione a cimentarsi in alcuni settori dei servizi a minor partecipazione femminile: oltre 13mila le imprese femminili post 2010 nelle attività finanziarie e assicurative, più di 18mila nelle attività professionali, scientifiche e tecniche, poco meno di 11mila nei servizi di informazione e di comunicazione.

Lombardia, Lazio e Campania sono le regioni più “accoglienti” per le imprese femminili di più lontana così come di più recente costituzione. Analizzando, invece, l’incidenza delle imprese femminili più recenti sul totale delle attività guidate da donne, emerge il crescente dinamismo delle neoimprenditrici pugliesi (che rappresentano il 44,3% della imprese femminili registrate a livello regionale), delle laziali (43,8%), delle toscane (43,2%).

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Green Economy

Green Economy: oltre 3500 brevetti italiani in europa negli ultimi 10 anni

Green Economy : oltre 3500 brevetti italiani in europa negli ultimi 10 anni

 

L’Italia  mantiene il quarto posto nella Ue dopo Germania, Francia e Paesi Bassi per numero di brevetti registrati. 

 Il “genio” italiano si colora sempre più di verde: in 10 anni, il numero dei brevetti green made in Italy, pubblicati in Europa, è aumentato complessivamente del 22%, andando così a rappresentare il 10% delle 3.645 domande di brevetto registrate nel 2015. Si tratta in sostanza di oltre 3.500 invenzioni registrate tra il 2006 e il 2015, che introducono innovazioni a basso impatto ambientale nei processi o nei prodotti realizzati.

Come mostra l’analisi effettuata da Unioncamere-Dintec sulla base dei brevetti pubblicati dall’European Patent Office (EPO), il medicale e gli imballaggi restano i settori in cui si esercita maggiormente la capacità innovativa di imprese, enti e singoli inventori del nostro Paese. Essi continuano infatti ad occupare i primi posti della graduatoria per classi tecnologiche delle invenzioni italiane in Europa.

In crescita nel periodo di riferimento gli elettrodomestici/casalinghi e arredo, che recuperano ben tre posizioni rispetto al 2006, rubando il podio ai veicoli stradali. In calo del 60%, invece, i brevetti legati a una parte delle tecnologie che compongono la Digital economy e communication, che passano dal sesto posto occupato nel 2006 al diciottesimo del 2015.

Sebbene con forti oscillazioni nel corso del decennio, si mantiene infine pressoché costante e sull’ordine dei mille brevetti l’anno, il trend delle innovazioni legate alle cosiddette KET (Key Enabling Technology), le tecnologie abilitanti a più alta intensità di conoscenza associate alla ricerca applicata e allo sviluppo sperimentale, che richiedono investimenti elevati e lavori altamente specializzati. Le KET (che contemplano biotech, fotonica, manifattura avanzata, materiali avanzati, nano/micro-elettronica e nanotech) rappresentano il 29% circa del totale dei brevetti italiani pubblicati dall’EPO nel 2015.

 

Green Economy : oltre 3500 brevetti italiani in europa negli ultimi 10 anni

La “svolta” green delle imprese nazionali è tanto più interessante se si considera che nel decennio la capacità brevettuale del nostro Paese ha subito un calo del 10%. Un trend – peraltro in deciso miglioramento nel 2016 – che comunque non modifica la posizione nella graduatoria europea dell’Italia, quarta dopo la Germania (che brevetta 5 volte di più), la Francia (il doppio), e l’Olanda. Alle nostre spalle, ma sempre più vicine, la Svezia e la Spagna che nello stesso periodo hanno registrato performance davvero positive.

Le differenze tra i sei paesi si esaltano però prendendo in considerazione il dato relativo alla produzione di brevetti per milioni di abitanti. In questo caso emerge l’alto tasso di innovazione dell’Olanda con 418 brevetti per milione di abitanti nel 2015, seguita dalla Svezia con 391, dalla Germania con 307, dalla Francia con 162, dall’Italia con 64 e infine dalla Spagna con 32.

 

Green Economy : oltre 3500 brevetti italiani in europa negli ultimi 10 anni Il Nord-Ovest riduce la sua spinta all’innovazione ma resta leader

Il motore dell’innovazione italiana, rappresentato dai territori del triangolo industriale tra Milano, Torino e Genova, pur confermando la sua leadership rispetto alle altre aree del paese, ha avuto però anche un ruolo chiave nel calo generalizzato della brevettazione italiana in Europa, con un caduta che nei 10 anni ha raggiunto i 23 punti percentuali complessivi. Ciò malgrado, alle regioni del Nord-Ovest si devono 26.000 brevetti europei registrati nel decennio, contro i 19.000 circa del Nord Est, i 9.000 del Centro e i poco più di 2.000 del Mezzogiorno.

A livello provinciale, confrontando il numero dei brevetti pubblicati nel 2006 con quelli del 2015, in vetta alla classifica delle province più innovative si posiziona Treviso (41 brevetti in più del 2006), seguita da Firenze (+37) e Parma (+30). Sul fronte opposto, a risentire di più della congiuntura negativa del decennio mostrano di esser state Monza Brianza (i cui brevetti pubblicati all’EPO nel 2015 sono stati 53, contro i 247 del 2006), Milano (-126) e Torino (-88). (Comunicato Stampa Unioncamere)

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Cina frena investimenti esteri in alcuni settori

Cina frena investimenti esteri in alcuni settori

Cina frena investimenti esteri in alcuni settori

I tifosi italiani possono dormire sonni tranquilli, difficilmente altre squadre italiane passeranno nelle mani di rampanti gruppi cinesi, come è accaduto a Milan ed Inter. La Cina, infatti,  ha deciso di limitare le societa’ cinesi dal fare investimenti all’estero in settori come real estate, hotel, intrattenimento e club sportivi per ridurre il rischio finanziario e sostenere l’economia. Negli ultimi anni si è infatti assistito ad investimenti esteri in diverse aree del mondo tra cui, appunto, l’Italia ad opera di alcuni gruppi privati cinesi che tanto hanno fatto parlare per le cifre impiegate.

E’  l’agenzia Bloomberg che ha divulgato la notizia, spiegando che il Consiglio di Stato, in un comunicato sul sito del Governo, ha detto che le autorita’ proibiranno anche investimenti all’estero nel gioco d’azzardo, mentre incoraggeranno le societa’ a sostenere l’ambizioso piano nazionale ‘Belt and road’. Il Consiglio di Stato ha spiegato che gli investimenti in uscita saranno giudicati in base a tre categorie: vietato, limitato e incoraggiato.

Il Governo di Pechino sta cercando di limitare la fughe di capitali che indeboliscono lo yuan e drenano le riserve di capitale. Nei primi sette mesi dell’anno gli investimenti in uscita della Cina sono crollati del 44,3% rispetto all’anno precedente grazie al freno alle acquisizioni all’estero imposto dopo il record nello shopping all’estero del 2016.

Albania, gli investimenti esteri sono il 30% del totale

Albania Gli investimenti esteri sono il 30% del totale

Albania Gli investimenti esteri sono il 30% del totale

Secondo il World Investment Report 2017 dell’UNCTAS, gli investimenti diretti esteri svolgono un ruolo significativo nella crescita dell’economia albanese (http://unctad.org/en/PublicationsLibrary/wir2017_en.pdf).
Albania Gli investimenti esteri sono il 30% del totale
Nel 2016, gli IDE (Investimenti Diretti Esteri) hanno registrato un valore pari a 1,12 miliardi di dollari. Questo significa che un terzo del denaro investito proviene dall’estero, con l’incidenza più alta del Sud Est Europa (26,3% in media ). Il fenomeno ha caratterizzato gli ultimi 5 anni ed è confermato dall’analisi dell’Istituto nazionale delle Statistiche (INSTAT) che per il 2015-2016 indica negli investimenti, il principale motore della crescita, in special modo se si considerano i grandi progetti finanziati da capitali stranieri quali il gasdotto Trans-Adriatico e la Cascata di Devolli.
Per gli esperti del rating la fase post-investimento dei progetti citati desta però una preoccupazione. Alcuni giorni fa, Moody’s ha avvertito di un possibile rallentamento degli investimenti esteri nei prossimi anni se il paese non rafforzerà le istituzioni e migliorerà il business climate.
Secondo Moody’s, l’adozione di queste misure consentirebbe la diversificazione degli investimenti esteri, soprattutto nei settori con grande potenziale di crescita quali energia, turismo e agricoltura.  (Fonte: Top Channel – ICE Tirana)
Moretta Business Consulting è il tuo gate ideale per l’Albania, qualunque sia la tua esigenza noi possiamo assisterti, grazie ad accordi di partenariato con primarie organizzazioni albanesi. Contattaci per maggiori informazioni. 
Boom di aziende straniere in Italia, a Giugno 2017 erano oltre 580 mila

Boom di aziende straniere in Italia, a Giugno 2017 erano oltre 580 mila.

Boom di aziende straniere in Italia, a Giugno 2017 erano oltre 580 mila.

In Italia sempre più imprese parlano straniero. A giugno 2017 superata quota 580mila, +6.700 nel secondo trimestre. Rappresentano il 10% del totale Italia, 1 su 5 opera in Lombardia.

Continuano ad aumentare le imprese straniere in Italia. Pur mostrando ritmi di crescita inferiori rispetto al passato, nel II trimestre 2017 il saldo tra aperture e chiusure di aziende guidate da persone non nate in Italia fa segnare ancora un bilancio positivo che ha sfiorato le 7mila unità.

 

Boom di aziende straniere in Italia, a Giugno 2017 erano oltre 580 mila.

Il sistema delle imprese straniere in Italia supera così quota 580mila e se nel 2011 pesava per il 7,2% sull’universo delle imprese totali, nel 2017 la loro incidenza è salita al 9,5%, indice di una popolazione immigrata sempre più attiva nello scenario economico del Paese.

Questi i dati più rilevanti dell’indagine condotta da Unioncamere-InfoCamere a partire dai dati del Registro delle imprese delle Camere di commercio, sulla presenza in Italia di imprese guidate da persone nate all’estero, con riferimento al secondo trimestre del 2017.

Il settore in cui le imprese di stranieri sono maggiormente presenti è quello del commercio (circa 208mila imprese, il 36% di tutte le aziende a guida straniera), seguito dalle costruzioni (132mila, il 23% delle straniere) e da alloggio e ristorazione e manifattura (entrambe prossime alle 45mila unità). Quasi un’impresa di stranieri su tre (il 31,8%) è artigiana. La regione più attrattiva per l’insediamento di imprenditori non italiani è la Lombardia con 113 mila realtà, seguita dal Lazio (76mila) e dalla Toscana (54mila).

Boom di aziende straniere in Italia, a Giugno 2017 erano oltre 580 mila. Le nazionalità degli imprenditori esteri

Marocco, Cina, Romania e Albania: è da questi paesi che provengono, con riferimento alle sole imprese individuali (le uniche per cui è possibile associare la nazionalità al titolare), le comunità più numerose di imprenditori immigrati. Il Marocco, con 68.482 imprese individuali esistenti alla fine del giugno scorso, è la nazionalità più rappresentata; sugli altri gradini del podio la Cina (51.546 imprese) e la Romania (con 49.020).  Dall’analisi sul territorio, si scopre che alcuni paesi hanno eletto delle vere e proprie “patrie” imprenditoriali in alcune province italiane: è il caso dell’Egitto che concentra in provincia di Milano quasi la metà (il 44,7%) di tutte le sue imprese in Italia; o del Bangladesh che ha il suo ‘quartier generale’ a Roma, dove ha sede il 42,5% di tutte le sue imprese. Ma anche in altre province si assiste a significative concentrazioni di imprese di una data nazionalità: i pachistani a Napoli (il 19,6% della loro comunità imprenditoriale è all’ombra del Vesuvio), i romeni a Roma (il 15,1%), mentre la rappresentanza imprenditoriale del Celeste Impero ha la sua ‘capitale’ a Milano che ospita l’11% di tutta la comunità cinese in Italia. (Comunicato Stampa Unioncamere)

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